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TITOLI LIBRETTO NUOVO CD 1 - Terre Miste

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                                               “TORNANDO DOVE SI E’ LASCIATO QUALCOSA”



Non è un operazione di nostalgia ma una collezione di brani che hanno accompagnato il gruppo in questi ultimi anni, unite a nuove composizioni.
“TERRE MISTE” ogni anno presenta un recital nuovo senza però mettere fuori catalogo quelli del passato che vengono così ripresentati saltuariamente. Mentre gli spettacoli “SCONFINANDO” e “LA DONA DEL ZOCH” sono diventati CD, per altri si è pensato non fosse il caso di farne un disco dedicato. Succede però sempre più spesso, che gli amici conosciuti ai concerti, chiedano le registrazioni dei brani eseguiti e questo ha spinto il gruppo a mettere su cd i più significativi.
Doveva essere “Terre Miste vol 3” ma le canzoni e gli strumentali sono diventati tanti da fornire materiale anche per il “vol 4”, alla fine l’idea di un doppio cd è stata la cosa più naturale.
In questo doppio album si trovano brani provenienti da: ”FABER DI VIA DEL CAMPO” - “150 ANNI DI UNITA’ D’ITALIA” e “VANTUL DIN EST” oltre a 15 nuove composizioni e 2 brani imparati in Sardegna in occasione del PREMIO ANDREA PARODI.  

Claudio Morlotti,  Roberto Scola,  Enzo Locatelli, Adelina Sandru, Andrea Panzetti .





                                      
                                          CD 1


1/ SONEANIMA (R. Maltese - M.P. Ledda - A. Parodi)

Un omaggio alla musica di Andrea Parodi. Abbiamo voluto interpretare il brano in diverse lingue: quella di Claudio e quella di Adelina mantenendo il cuore del brano in sardo, la lingua di Andrea.

Dorma chè con me us de l’anima, prest al sarà dè fo gh’è quase ciar, ede i to cavdei chi sberlus amò, e ‘n del corp, ol me, piuida d’ lacrime, la me sabbia te, la to onda me, e ‘l sudur per noter l’è mar.
Al tau fior sfant cuvant, a soldurilor unduire negura, de necrezut imi pare de necrezut, odhina mi esti soneanima tue s’arena mia, deo sa unda tua, su suore est mare pro nois. In sas laras mias nuscu 'e femina, in sas tuddas tua galu famine, chena neghes nois chena lumene, m'ischido intr'a tie soneanima. tue s'arena mia, deo sa unda tua, su suore est mare pro nois.

Dormi vicino a me suono dell'anima che presto sarà giorno e fuori è quasi l'alba. I tuoi capezzoli brillano ancora, nel mio corpo pioggia di lacrime, tu la mia sabbia io la tua onda, il sudore è il nostro mare. Il tuo respiro è parola i tuoi fianchi nuvole e nebbia, ai miei occhi sembra impossibile, dormo dentro di te suono dell'anima, tu la mia sabbia io la tua onda, il sudore è il nostro mare. Nelle mie labbra odore di donna, nei tuoi brividi ancora fame, senza colpe senza nome mi sveglio dentro di te suono dell'anima, tu la mia sabbia io la tua onda, il sudore è il nostro mare.

Claudio: voce, bouzouki, oud, chitarre.
Adelina: voce
Enzo: batteria, djembè.
Roby: Baghèt, fisa, cori.
Andrea: basso fretless.


2/ GEORDIE (tradiz. - testo F. De Andrè)

Un brano da: “Faber di via del campo” si tratta di un tradizionale inglese col testo adattato da Fabrizio che abbiamo arrangiato a modo nostro.
Mentre attraversavo London Bridge, un giorno senza sole vidi una donna pianger d'amore, piangeva per il suo Geordie. Impiccheranno Geordie con una corda d'oro, è un privilegio raro, rubò sei cervi nel parco del re vendendoli per denaro. Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera, sellatele il suo pony, cavalcherà fino a Londra stasera ad implorare per Geordie. Geordie non rubò mai neppure per me un frutto o un fiore raro, rubò sei cervi nel parco del re, vendendoli per denaro. Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso, non ha vent'anni ancora cadrà l'inverno anche sopra il suo viso, potrete impiccarlo allora. Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re, Geordie potran salvare, anche se piangeranno con te la legge non può cambiare. Così lo impiccheranno con una corda d'oro, è un privilegio raro, rubò sei cervi nel parco del re vendendoli per denaro.

Claudio: voce, basso, chitarre, domra.
Adelina: voce.
Enzo: batteria,


3/ DEUS TI SALVET MARIA (tradiz.)


Un classico della musica sarda che abbiamo introdotto nel nostro repertorio dopo essere stati a Cagliari, invitati al “Premio Andrea Parodi”.

Deus ti salvet, Maria, chi ses de gratias piena  de gratias ses sa ivena ei sa currente. Su Deus Onnipotente cun tegus est istadu pro chi t’ha preservadu immaculada. Beneitta e laudada subra tottus gloriosa, mamma, fiza e isposa de su Segnore. Beneittu su fiore chi es fruttu de su sinu, Gesù, fiore divinu, Segnore nostru. Pregade lu a fizu ‘ostru chi tottus sos errores, a nois sos peccadores a nos perdone. Ei sa gratia a nos done in vida e in sa morte, e in sa diciosa sorte in Paradisu.

Claudio: voce, chitarre, oud.
Adelina: voce.
Enzo: batteria, voce
Roby: Organo, voce.
Andrea: basso fretless.


4/ MOCIRITA (Tradiz.)


Questa canzone della Transilvania è una delle perle della tradizione popolare romena, di un’affascinante semplicità. Una canzone che riflette il rapporto arcaico dell'uomo con la natura circostante. La “mocirita” è il piccolo appezzamento di terra dietro la casa, lasciato a erba, che serve ad alimentare gli animali del cortile.

Mocirita cu trifoi,  mocirita cu trifoi mor cerut la maica doi mor cerut la maica doi. Spunemi puiule de cuc spunemi puiule de cuc dupa care sa ma duc dupa care sa ma duc. Hei tu mandruleana me' hei tu mandruleana me' dute dupa care-i vre' dute dupa care-i vre'. Dupa cel frumos m-as duce dupa cel frumos m-as duce ca are gurita dulce ca are gurïta dulce.

Mocirita con il trifoglio, in due hanno chiesto la mia mano a mia madre, Dimmi, pulcino di cuculo,  chi devo scegliere, chi devo scegliere tra i due. Ehi, tu mia cara, scegli chi vuoi, scegli chi vuoi.
Andrei con il più bello, andrei con  il più bello, perché ha la  bocca dolce.

Adelina: voce
Claudio: saz, bouzouki, chitarra
Andrea: contrabbasso.
Enzo: darbouka.



5/ O BÈLA ZET (R. Scola)


Un brano inedito dal nostro spettacolo “La dona del zoch”. La crisi di questi ultimi anni e l’incertezza del futuro in un mondo e una società che vanno a rotoli, raccontate con le parole disincantate dell’uomo della strada.

A ghè di pensiunacc in del angol del mercat chi sirca fò la roba che i oter i ha lagàt, a ‘s fa ‘l diferensiat per òn Italia nèta, invece ‘n sé troacc in mesa a la rometa. E ‘ sta situaziu la gh’è fa cres la rabbia, an somea tace leù seracc in d’ona gabbia, me ‘l samia come fa a rampa fò de chè e la nosta dignità la va a finì sota i pè. Oh bela zet, al so piò cosa fa, ho samò spendit in cò chel che ciaperò ‘n domà. Oh bela zet, palanche gh’è n’è piò, ‘nguadagnerà ‘n domà ch’èl che ma sa spendit incò. A’m compra tòt a rate ‘n somea tace scior, ma po’ ala fì del mìs ‘ghè è ol mal de còr, òna rata che e òna rata là, a ma sbagliat i concc ades a gh’è de pagà. In chesta nosta tera che i noni i ha laurat, i g’ha dacc a costruì e tot i ha desfat, al me e ‘l magù quando ‘ndo a spass, ède i oltem tocc de tera ‘ ncastunacc in di palass. Oh bela zet al so piò cosa fa….. A’l se mètt anche la crisi a complicà la eta, arde i face di persune, ch’è n’é mia òna conteta, a’n seita a das dè fa e ‘ntat a’n dienta ècc, ma ‘ngha de salvà ‘ l futuro ai noscc ‘scècc. Oh bela zett al so piò cosa fa……

Ci sono pensionati in un angolo del mercato che cercano qualcosa rovistando tra gli avanzi. Si fa la raccolta differenziata per un Italia pulita e ci ritroviamo sommersi dall’immondizia. La situazione fa crescere la rabbia, sembriamo tanti leoni rinchiusi in una gabbia, non sappiamo come uscirne e la dignità finisce sotto i piedi. Oh bella gente, non so più cosa fare, ho già speso oggi quello che guadagnerò domani, bella gente i soldi sono finiti, domani dovrò guadagnare quello che ho già speso oggi. Acquistiamo tutto a rate, sembriamo dei ricconi, poi a fine mese ci piglia l’infarto, una rata qua… una là… abbiamo fatto male i conti e ora c’è da pagare.
In questo bel paese costruito dai nostri nonni, s’è continuato a edificare selvaggiamente e sì è rovinato tutto, passeggiando mi piglia il magone, vedo gli ultimi fazzoletti di terra soffocati da palazzoni. Oh bella gente non so più che fare….Ora ci si mette anche la crisi a complicare la vita, vedo le facce della gente e non c’è n’è una felice, continuiamo a sbatterci e intanto invecchiamo, ma dobbiamo salvare il futuro dei nostri figli.

Roby: voce, fisa.
Claudio: chitarre, basso, cori.
Enzo: batteria.
Adelina: cori.



6/ AVE MARIA (G.P. Reverberi - F. De Andrè)


Sempre dal recital “Faber di via del campo” la nostra versione di una bellissima canzone che Fabrizio ha scritto traendo spunto dai Vangeli Apocrifi.
E te ne vai, Maria, fra l'altra gente  che si raccoglie intorno al tuo passare, siepe di sguardi che non fanno male  nella stagione di essere madre. Sai che fra un'ora forse piangerai poi la tua mano nasconderà un sorriso, gioia e dolore hanno il confine incerto nella stagione che illumina il viso. Ave Maria, adesso che sei donna, ave alle donne come te, Maria, femmine un giorno per un nuovo amore povero o ricco, umile o Messia. Femmine un giorno e poi madri per sempre, nella stagione che stagioni non sente.

Adelina: voce.
Claudio: chitarre, basso, oud, ghironda.
Roby: fisa.






7/ TONINO (C. Morlotti)


Ancora un inedito dallo spettacolo “La dona del zoch” questa storia di emigrazione e di scontro con la realtà violenta del Nuovo Mondo

Tonino scende lungo il Mississippi sul battello con le pale di legno, Tonino figlio di gitani, in america a cercare fortuna, in america a scalare la luna, a cercare un piatto di minestra, in america per scordare la fame. Nella sala grande del battello quattro uomini a un tavolino, uno sta mischiando le carte, di fronte c’è seduto Tonino, Tonino che stasera vince, che ha sbancato la fortuna, Tonino un posto al sole sulla strada della luna. Non credere Tonino, non t’illudere Tonino, che la luna non è mai così grande per chi nasce senza niente. Non ci credere Tonino, non t’illudere Tonino, che la vita non è mai in discesa per chi viene al mondo per offesa. Le ombre s’allungano sul ponte, la riva a un palmo di mano, la luna riflette sul fiume i sogni di un ragazzo gitano, un lampo Tonino e poi acqua, Tonino delfino nell’onda, Tonino carta di giornale, una nube e la luna è nell’ombra. Non credere Tonino, non t’illudere Tonino, Che la luna non è mai così grande per chi nasce senza niente. Non ci credere Tonino, non t’illudere Tonino, che la vita offra un letto a chi è nato per dispetto. Al porto di S. Louis fra la gente che aspetta il battello, in una giacca troppo grande, Paco suo fratello. Lui che ascolterà in silenzio, poche lacrime, una preghiera e tre ombre con la luna che guarda saranno acqua di fiume stasera. Non credere Tonino, non t’illudere Tonino……

Claudio: voce, chitarre, basso, charango.
Enzo: congas, darbouka, djembè, guiro.
Roby: fisa.
Adelina: cori.


8/ PREGHIERA IN GENNAIO (G.P. Reverberi - F. De Andrè)


Una bellissima canzone di Fabrizio scritta per ricordare  Luigi Tenco, arrangiata da noi per il recital “Faber di via del campo”.

Lascia che sia fiorito Signore, il suo sentiero quando a te la sua anima e al mondo la sua pelle dovrà riconsegnare quando verrà al tuo cielo, là dove in pieno giorno risplendono le stelle. Quando attraverserà l'ultimo vecchio ponte, ai suicidi dirà baciandoli alla fronte: venite in Paradiso là dove vado anch'io perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio. Fate che giunga a Voi con le sue ossa stanche, seguito da migliaia di quelle facce bianche, fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio. Signori benpensanti spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi Dio, fra le sue braccia soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte. Dio di misericordia il tuo bel Paradiso lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso per quelli che han vissuto con la coscienza pura l'inferno esiste solo per chi ne ha paura. Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare. Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento Dio di misericordia vedrai, sarai contento. Dio di misericordia vedrai, sarai contento.

Claudio: voce, chitarre, basso, charango.
Adelina: voce.
Enzo: Congas, guiro, maracas, cabasa, semi.
Roby: fisa.



9/ TUDORITO NENE
Una canzone popolare romena che evoca la bellezza di Tudorita e l’amore irrefrenabile per lei.

Cine tea facut pe tine, Tudorito nene, asa-nalta si subtire, Tudorito nene. Parca m-am intrebat pe mine, Tudorito nene Si Tudorito sa-ti spun drept, Tudorito nene, mi-ai facut o rana in piept, Tudorito nene, nu e rana de cutit, Tudorito nene, si e rana de iubit, Tudorito nene. La poarta gradinii mele, Tudorito nene, mi-au rasarit 3 lalele, Tudorito nene, Una-i verde, si-alta albastra, Tudorito nene si-alta-i Tudorita noastra, draga Tudorito nene!

Chi ti ha fatto, o Tudorita cara, Così alta e sottile sembra che mi abbiano chiesto come ti voglio. Devo confessarti che mi hai colpito, Tudorita cara, non è ferita di coltello ma ferita d’amore. Davanti al mio cancello, sono spuntati tre tulipani, uno verde, blu l’altro, e cara Tudorita tu sei il terzo!

Adelina: voce.
Claudio: saz, chitarre, basso, bouzouki.
Roby: fisa.
Enzo: batteria.



10/ LA SPIGOLATRICE (C. Morlotti) dalla poesia di Luigi Mercantini
Brano di apertura del nostro recital “150 anni di Storia d’Italia” il testo è quello della famosissima poesia di Mercantini nella quale si racconta la sfortunata impresa di Carlo Pisacane.

Me ne andava al mattino a spigolare, quando vidi una barca in mezzo al mare: era una barca che andava a vapore; e alzava una bandiera tricolore; all'isola di Ponza s'è fermata, è stata un poco e poi s’è ritornata; s’è ritornata ed è venuta a terra; sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra. Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra, ma s'inchinaron per baciar la terra, ad uno ad uno li guardai nel viso; avean tutti una lagrima e un sorriso. Lì disser ladri usciti dalle tane, ma non portaron via nemmeno un pane; e li sentii mandare un solo grido: «Siam venuti a morir pel nostro lido». Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro un giovin camminava innanzi a loro, mi feci ardita, e, presol per la mano, gli chiesi: «Dove vai, bel capitano?» Guardommi e mi rispose: «o mia sorella, vado a morir per la mia patria bella». Io mi sentii tremare tutto il core, nè potei dirgli: «V'aiuti il Signore!» Quel giorno mi scordai di spigolare, e dietro a loro mi misi ad andare. Due volte si scontrar con li gendarmi, e l'una e l'altra li spogliar dell'armi. Ma quando fur della Certosa ai muri, s'udirono suonar trombe e tamburi; e tra il fumo, gli spari e le scintille piombaro loro addosso più di mille. Eran trecento, e non voller fuggire; parean tremila e vollero morire, ma vollero morir col ferro in mano, e innanzi ad essi correa sangue il piano: fin che pugnar vid'io per lor pregai; ma a un tratto venni men, né più guardai; io non vedeva più fra mezzo a loro quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro. Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Claudio: voce, Chitarra classica, chitarra battente, basso, flauto   
Adelina, voce.  -  Roby: fisa.  -  Enzo: tamorra.





 
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