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Titoli la dona del zoch - Terre Miste

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La dona del zőch


La dona del Zöch:
 

La “dòna del zöch” è un personaggio nato dalla fantasia popolare. Sembra che di giorno si limitasse a fare dispetti, ma per chi aveva la sfortuna di incontrarla di notte erano dolori. Per tutti, ma non per un ubriaco, che, appena uscito dall’osteria, se la trovò davanti e alla domanda: “per chi è la notte?”, ebbe la prontezza di spirito di rispondere senza esitare: per me, per te e per chi di giorno se ne resta chiuso in casa.
La canzone è una serie di citazioni di antiche storie e vecchi personaggi ed è un omaggio a chi ce le ha insegnate.


Iér come 'ncö

La vita è dura ma credo che se dovessi nascere un’altra volta la vivrei  ancora tutta fino in fondo. Sono italiano, bergamasco, e ne sono orgoglioso. Mio padre mi ha insegnato a non vergognarmi delle mie origini: non le ho mai rinnegate, tranne una volta: vestito a festa mi accompagnavo ad una ragazza di Zurigo e quando mi chiese da dove venivo le dissi che ero ticinese, ma sulla porta del bar dove mi stava portando lessi “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.


Giòan Bel

“Gioàn Bèl”, così chiamato per la sua bruttezza, suonatore di fisarmonica, nella canzone diventa violinista per ragioni di metrica. Il bar Perla era anche la sala da ballo, a metà viale, dove a quattordici anni abbiamo fatto le prime esibizioni in pubblico e abbiamo guadagnato i primi soldi, che ci servivano per pagare gli strumenti.
La canzone è dedicata alle prime feste da ragazzi e alle prime sbronze. Il ciclista della canzone è Ole Ritter, corridore danese del giro d’Italia, che abitava nella casa sulla strettoia che dava sul palco dell’orchestra e che puntualmente si lamentava del fracasso


La cansù del Paci

REGNO D’ITALIA
IL COMMISSARIO D’ALTA POLIZIA NEI DIPARTIMENTI DEL SERIO E DEL MELLA
AVVISO PREMUROSO IL GOVERNO DI ASSICURARE GLI ABITANTI DELLA VALLE BREMBANA DI  QUESTO DIPARTIMENTO DELLE CONCUSSIONI E VIOLENZE DEL FAMOSO BRIGANTE  VINCENZO PACCHIANA DETTO PACCINI DI POSCANTE, GIÀ PROSCRITTO CAPITALMENTE, NEL MENTRE, CHE IMPIEGA TUTTI I MEZZI PIÙ RISOLUTI PER FARLO ATTRAPPIRE, MI ORDINA DI PUBLICARE UNA TAGLIA SULLA DI LUI PERSONA.
CENTO ZECCHINI A QUELLI CHE LO DASSERO VIVO NELLE FORZE E, SESSANTA ZECCHINI A CHI LO DASSE MORTO. CHE IL PROSCRITTO NON TROVI IN NESSUN LUOGO ASILO E SICUREZZA.
SEGUONO I DI LUI CONNOTATI:
NATIVO DI POSCANTE VICINO A ZOGNO, STATURA PIUTTOSTO ALTA, ETÀ D’ANNI 30 CIRCA,CORPORATURA ORDINARIA,CAPELLI NERI CON RICCI INTRECCIATI ALLA FRONTE ED ALLE ORECCHIE, CON LA CODA LEGATA ALLA FRANCESE,  LUNGA TRE POLLICI CIRCA,. SCINTILLIONI NERI, LARGHI SINO AL CONFINE DELLE ORECCHIE,
BARBA NERA ORDINARIAMENTE RASA, OCCHI BRILLANTI, MENTO PIENO. COLOR DEL VOLTO OLIVASTRO, PER AVER CONTRAFFATTO IL SUO NATURALE.
GIROVAGO E BANDITO,  SUOLE TRAVESTIRSI IN MILLE GUISE, ED ANCO DA DONNA.
PARLA IL DIALETTO BERGAMASCO MISTO COL ROZZO VENETO E  VA MUNITO DI
DUE COLTELLI, PISTOLE E SCHIOPPO A DUE CANNE.


Botanüch

Passato alla storia come lo strangolatore di donne, è il più antico serial killer di cui si ha notizia precisa in Italia. Nato nel 1849 a Bottanuco, Vincenzo Verzeni ha un padre violento che, spesso ubriaco, picchia moglie e figlio e non permette nemmeno al ragazzo di avere amicizie. Così egli, un po’ per volta, si isola.
La sua rabbia improvvisamente esplode, seminando il panico tra 1870 e il 1871.
La sua prima vittima è Giovanna Motta di 14 anni che mentre si reca a Suisio da alcuni parenti viene aggredita e scompare misteriosamente. Il corpo viene trovato quattro giorni dopo con orrende mutilazioni. A questo seguono altri feroci delitti.
Verzeni è poi catturato, processato e condannato ai lavori forzati. Durante il processo confessa: “io ho veramente uccise quelle donne e tentato di strangolare quelle altre, perché provava in quell’atto un immenso piacere. le graffiature che si trovarono sulle cosce non erano prodotte colle unghie ma con i denti, perchè io, dopo strozzate le morsi e ne succhiai il sangue che era colato, con che godei moltissimo”.
Vincenzo Verzeni viene rinchiuso nel manicomio giudiziario di Milano fuori Porta Vittoria, dove viene torturato con ustioni al collo, scariche elettriche, totale isolamento, totale oscurità, docce gelate alternate con "bagni a sorpresa" di acqua bollente. Si ucciderà in carcere impiccandosi.
La vicenda è presentata nella canzone dai due punti di vista: il suo, di vittima di un padre padrone che a sua volta diventa carnefice, e quello delle ragazze, vittime innocenti.


La cadéna

La catena in questione si trova, o almeno si trovava, a Concarneau e chiudeva l’accesso al mare alla fine di un vicolo buio. L’ho inaugurata una notte di luna piena di molte estati fa, correndo verso la riva con la macchina fotografica in mano, con il risultato di tornare a casa con le mani fasciate e gli occhiali tenuti insieme dal nastro adesivo.


Ninna nanna

Fa nini popo, fai la nanna.
Mio padre e mia madre mi stanno lasciando e vanno lontano, in Francia a cercare lavoro.
Non posso rassegnarmi a perderli, vorrei seguirli, come può una bambina restare sola?
Mi nasconderò nel baule, sotto i vestiti, e se il doganiere mi dovesse scoprire ne sarà impietosito.
Se non lo dovesse essere, ci penserà Zobiana, la strega del giovedì, che lo metterà in fuga.

Quando la montagna

Dedicata a tutte le vittime del Vajont, nel 1963 e di tutte le altre disgrazie che seguirono: Belice, Friuli, Irpinia, Val di Stava, Valtellina, la Valle Brembana nel ’87, con le bare del cimitero di Mezzoldo che correvano lungo il Brembo, l’alluvione del Piemonte del ’94, la montagna di Brembilla che frana e così via fino al terremoto dell’Aquila.
La forma della canzone è quella dell’abitante del posto che racconta la paura e la rabbia e la cronista del giornale che riporta le notizie in modo più pacato.


Ol Rusì 'l troa l'Oriènt

Marco Polo e Giacomo Casanova. Come possono incontrarsi persone vissute a cinquecento anni di distanza? Ci penserà un simpatico giramondo, Giampiero Sonzogni, detto Rusì, di Zogno naturalmente, figlio di Battista e Adelina Ruspini.
Rosso di capelli, da cui il soprannome, con il sorriso mascalzone e il ciuffo perennemente negli occhi. Scappato da Venezia per sfuggire alla persecuzione della suocera e caduto involontariamente nella storia, quella che conta.
Se pensiamo che Zogno è famoso per aver dato forze giovani all’impresa dei Mille e che nessun libro ricorda le avventure del Rusì, converrete che è giunto il momento di porre rimedio.


Vià de cà

Lontano da casa. Dedicata a tutti coloro che la vita ha portato lontano da qui, che hanno lavorato, conosciuto persone, hanno costruito famiglie, ma hanno sempre vissuto con il pensiero di tornare un giorno alla loro casa. Qualcuno c’è riuscito, qualcuno è rimasto lontano, ma, come tutti sappiamo, quando nasci in un posto e sei costretto a lasciarlo, non passa giorno che non ci pensi, ricordi le persone che hai lasciato e pensi al giorno in cui potrai tornare. Questa è la colonna sonora di un film, il film della loro vita.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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